L’ECONOMIA SOCIALE NELLE MARCHE E MODALITA’ DI AFFIDAMENTO DEI SERVIZI SOCIALI

L’ECONOMIA SOCIALE NELLE MARCHE E MODALITA’ DI AFFIDAMENTO DEI SERVIZI SOCIALI

Settore: LEGACOOP MARCHE

13 ott 2023

Dalla ricerca “Questione sociale. L’economia sociale nelle Marche e modalità di affidamento dei servizi sociali”, promossa dalla Camera di Commercio delle Marche e realizzata da Legacoop Marche, emerge che nella regione Marche è in atto un costante incremento del peso economico ed occupazionale dell'economia sociale, un’evoluzione che ha determinato una trasformazione radicale del welfare regionale, in particolare attraverso una presenza sempre più importante delle imprese cooperative sociali nella progettazione e gestione dei servizi.

 

Gli Enti del terzo settore marchigiano sono 2.975, di cui il 38% sono organizzazioni di volontariato, il 37% sono associazione di promozione sociale, il 17% sono imprese sociali, l’8% sono altri enti del terzo settore. Risulta una sola società di mutuo soccorso.

 

La maggiore concentrazione è nel centro e nord della regione, con il 54% di queste realtà tra la provincia di Ancona e di Pesaro Urbino. Percentuale che scende al 26% nel sud delle Marche, nelle province di Ascoli Piceno e Fermo. La maggior parte degli Ets opera nella zona costiera (69%) mentre il 23% si trova nella collina interna e l'8% nella montagna. Gli Ets sono concentrati soprattutto nei centri urbani con una popolazione tra 15.000 e 50.000 abitanti (38%), ma si registra anche una significativa presenza nei comuni con meno di 5.000 residenti (22%).

 

Il 19% si concentra in tre città con una popolazione residente superiore a 50.000 persone (Ancona, Fano, Pesaro). Gli Ets sono coinvolti in diverse aree strategiche, tra cui l'area sisma (29%), l'area Snai-Strategia nazionale aree interne (6,15%), l'area rurale (52%), l'area di crisi industriale complessa (45%) e le comunità montane (27%).

 

Sono state censite 29 diverse tipologie di attività delle quali risultano preponderanti, in termini numerici: Protezione Civile 24%; Circolo Ricreativo Culturale 22%; Gruppi Scout 10%; Servizi Anziani 11%; Centri Sociali 7%; Salute delle Persone 5%.

 

Le cooperative sociali

Delle imprese sociali presenti nella regione Marche, le cooperative sociali rappresentano il 98% del totale. Il settore della cooperazione genera un fatturato di 265,5 milioni di euro e occupa circa 8.600 persone (dato sottostimato per mancanza di informazioni). Il patrimonio complessivo ammonta a 61 milioni di euro, di cui 11,7 milioni di capitale sociale. Le marginalità sono basse e il valore aggiunto è di soli 3,5 milioni, pari all'1,3% del fatturato. La distribuzione territoriale mostra che la provincia di Ancona ha il maggior numero di cooperative sociali (31% del totale), seguita da Ascoli Piceno (23%), Pesaro Urbino (22%), Macerata (16%) e Fermo (8%).

 

In termini di valori, la provincia di Ancona si conferma la più rilevante, con il 38% del valore della produzione e il 38% degli occupati; a seguire c'è la provincia di Pesaro Urbino, con il 30% del valore della produzione e il 30% degli occupati; poi Macerata (12% del valore della produzione e 12% di occupati), Ascoli Piceno (11% del valore della produzione e 13% di occupati), Fermo (9% del valore della produzione e 7% di occupati). Si evidenzia, inoltre, una forte polarizzazione territoriale in base alle zone altimetriche. La maggior parte delle cooperative sociali si concentra nella zona litoranea, che rappresenta il 67% del totale, con il 79% del valore della produzione e l'80% degli occupati.

 

Si evidenzia una prevalenza delle cooperative che operano nel settore dei servizi sociosanitari ed educativi, rispetto alle cooperative che si occupano di inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate. Tuttavia, le prime presentano una maggiore fragilità economica, in quanto generano un valore aggiunto molto basso rispetto al valore della produzione e all'utile totale. Questo è dovuto alla forte concorrenza nel mercato dei servizi sociosanitari ed educativi, che spinge le cooperative a ridurre i prezzi a fronte di costi incomprimibili, come il costo del personale. Una condizione determinata da un mercato prevalentemente governato dal sistema degli affidamenti pubblici che, a fronte di basi d’asta con valori mediamente contenuti, premiano troppo spesso l’elemento dell’offerta economica, orientando il mercato al massimo ribasso.

 

La cooperazione sociale dei servizi sociosanitari ed educativi si trova, quindi, ad affrontare diverse sfide, in un mercato altamente competitivo che rischia di ridurre le garanzie di qualità e di rispetto dei diritti dei lavoratori. Questa situazione mette a rischio la sostenibilità delle cooperative sociali, la loro capacità di garantire un'occupazione dignitosa e la qualità dei servizi erogati. La co-progettazione, tra istituzioni pubbliche, cooperative sociali e cittadini, e i nuovi strumenti di affidamento dei servizi sociali possono rappresentare strumenti fondamentali per affrontare tali sfide e far esaltare le capacità di innovare i servizi.

 

Le cooperative sociali di tipo B, che erogano servizi di inserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate, hanno dimostrato di avere un buon potenziale di crescita nonostante la loro quota di mercato sia limitata. Tuttavia, la loro redditività può dipendere in maniera maggiore rispetto alle sociosanitarie dal settore privato, che costituisce una fonte significativa di entrate. Questo solleva alcune questioni riguardo al ruolo della politica territoriale che dovrebbe valorizzare maggiormente le possibilità di riservare l'assegnazione di servizi alle cooperative, come previsto dal codice dei contratti pubblici, anche sulla scorta del principio di sussidiarietà e dello status di soggetto che può intervenire in forma privata per la gestione del bene comune.

 

La ricerca della Camera di Commercio delle Marche

 



SUGLI STESSI ARGOMENTI: Legacoop Marche, welfare